Paura del futuro!

15 04 2009

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Nel Luglio del 1985 Ritorno al Futuro debutta nei cinema americani.

Il film racconta l’avventura attraverso il tempo di un giovane liceale, Marty McFly  (Michael J Fox), che per fuggire da dei terroristi libici, a cui è stato rubato del plutonio, si ritrova suo malgrado catapultato negli anni 50, nello stesso paese in cui lui vive, ma  30 anni prima. Ha quindi la possibilità di incontrare i propri genitori da coetaneo, prima del loro fidanzamento, ma in un certo senso lui prende il posto del padre, George McFLy, e la mamma si innamora di lui. Comincia quindi una corsa contro il tempo, infatti Marty ha una sola occasione per ritornare al futuro con la macchina del tempo costruita dal dottor “Doc” Emmet Brown (Christopher Lloyd), ma deve anche vestire i panni di Cupido e far innamorare i suoi genitori prima di lasciare definitivamente (forse) il 1955.

L’anno prossimo questo film diretto da  Robert Zemeckis compirà 25 anni, ma non sembra essere invecchiato affatto.

Solitamente una pellicola, quando viene rivista dopo tanti anni, mostra tutti i propri difetti.

La fotografia, i costumi, i dialoghi, gli effetti speciali

Gli anni passano per tutti, soprattutto per i film di fantascienza.

Ma sarebbe un errore etichettare Ritorno al Futuro come un film di questo genere.

Risulta comunque difficoltoso spiegare i motivi del suo successo

Probabilmente è stato girato nel momento giusto.

L’America nella metà degli anni 80 era vista come il modello della democrazia in tutto il mondo. Tutto quello che proveniva da quel paese oltreoceano diveniva moda, i Levi’s 501, le Nike, lo skateboard, i walkman. Ma soprattutto era la terra delle grandi opportunità, confermata dalla celebre battuta che si ripete più volte durante il film”Ricordati, se ti ci metti con impegno riuscirai in qualsiasi cosa”

Il ragazzo viene trasportato dalla macchina del tempo in un altro periodo d’oro di quella nazione.

Gli anni 50. Gli anni di Elvis, del Rock’n Roll, dei Drive in e del divertimento.

In quei 30 anni che il protagonista ha saltato c’erano invece la crisi missilistica cubana, l’assassinio del presidente Kennedy, il 68 e i movimenti pacifisti, il Vietnam, Nixon e la guerra in Afghanistan. Forse la trovata geniale del film è proprio questa, unire con un ponte i 2 momenti di massimo splendore degli States, mostrando  allo spettatore sempre il lato migliore della medaglia.

Ma altri sono i motivi che renderebbero impossibile oggi la realizzazione di un film del genere.

Ad esempio se nel 2010 un ragazzo di 17 anni dovesse viaggiare indietro nel tempo per incontrare i suoi genitori alla sua età, dovrebbe tornare indietro almeno di 40 anni!

Inoltre Marty conosce le vie del suo paese, sa chi è il sindaco, è consapevole delle proprie origini.

I ragazzi di oggi invece quanto resisterebbero a vivere in un paese senza centri commerciali?

Le loro radici sono li, tra un Foot Locker e un Mediaworld, tra un Luxottica e le panchine di fronte Spizzico. Marty invece era affascinato da quel mondo, riesce ad adattarsi anche alla musica che ballano i propri genitori, suonando addirittura durante il ballo in cui si baceranno per la prima volta.

Un’altra intuizione del film si ha quando “Doc” capisce il motivo per cui uno come Ronald Regan è potuto diventare presidente degli Stati Uniti “Per forza il vostro presidente è un attore, deve essere bello in televisione!”. Le telecamere avranno un ruolo fondamentale anche in politica, dopo Regan gli Spin doctor ribalteranno il modo di fare politica in tutto il mondo, ci saranno governatori attori, bellocci sindaci, conduttori televisivi parlamentari e addirittura proprietari di TV che diverranno primi ministri. Neanche la fantasia di Spielberg (produttore del film) sarebbe potuta arrivare a tanto.

Questo film è uno fra i miei preferiti di tutti i tempi, forse è riduttivo limitarsi a questa chiave di lettura, credo che in questo modo io dimostri ingratitudine nei confronti di una pellicola che mi ha divertito e continua a farlo, da 24 anni.

Ma allo stesso tempo è anche vero che Ritorno al Futuro ha soddisfatto e alimentato i sogni della mia adolescenza, fantasticato di poter suonare al ballo in cui si sono conosciuti i miei genitori, di poter vedere la costa del mare del mio paese non violentata dalle raffinerie che hanno alleggerito le preoccupazioni per il futuro dei miei nonni e appesantito e inquinato l’aria che respirano i loro nipoti. Queste “delusioni “ forse mi hanno spinto a cercare di capire perché solo a Marty McFly è stata data la possibilità di vivere questo sogno. Ma forse è tutto un equivoco, dopo 24 anni oggi io ho capito che da ora in poi sarò George McFly, se un giorno mio figlio avrà la possibilità di vivere quel sogno, cosa penserà di me, delle mie scelte? Come sarà il mio paese quando lui avrà 17 anni? Cosa penserà del mondo che gli stiamo lasciando in eredità?
Forse è solo paura del futuro.

 





Once

12 04 2009

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Once è un film indipendente girato in soli 17 giorni con un budget basso.

La storia è semplice. Lui è un ragazzo che suona la chitarra per le strade di Dublino, ma solo la sera canta le canzoni da lui scritte, quando le strade della città sono vuote.

Lei invece è una ragazza arrivata dalla Repubblica Ceca che vende rose per le stesse vie.

Canta e suona il pianoforte, ma non potendo acquistare questo strumento riesce a suonare solo un’ora al giorno  in un negozio di strumenti musicali.

Il ragazzo viveva a Londra, ma dopo il tradimento della ragazza è ritornato nella sua città natale.

Lei invece vive con la madre e la sua  bimba piccola, è separata dal marito che invece è rimasto in patria.

La musica li fa incontrare, li avvicina, mettendo in risalto le loro affinità elettive, ma anche le loro sofferenze, raccontate nelle canzoni che accompagnano il film sin dall’inizio.

Questo film è un musical innovativo, diverso da quelli realizzati fino ad oggi.

Ha anche vinto un Oscar per la canzone Falling Slowly nel 2008. Ma tutte le canzoni del film sono delle piccole perle e formano una colonna sonora che non si smetterebbe mai di ascoltare.

Scena dopo scena le situazioni che si sviluppano nel film sono cosi verosimili da far dimenticare allo spettatore che si sta assistendo ad un opera di finzione.

La musica che si ascolta in questo film è fatta di emozioni vere, di dolore, di amore.

Difficilmente si possano provare le stesse sensazioni  guardando “Amici” o “ X Factor”.

Il ragazzo non canta di giorno le canzoni scritte da lui perché:

 “La gente vuole sentire canzoni che conosce, per questo le suono solo la sera. Se li suonassi di giorno nessuno mi darebbe dei soldi”.

 In quei format televisivi invece si cantano solo delle cover, ma tutti i ragazzi che hanno del vero talento che fine faranno?

Negli anni 70 nella scena musicale italiana c’erano Rino Gaetano, Francesco De Gregori, Lucio Dalla con la sua Disperato erotico stomp. Adesso invece abbiamo Povia con i suoi piccioni che fanno oh , Luca e i Gay, Marco Carta e i suoi amici che mi ricordano i Teletubbies, con i fans pronti ad urlare per ogni sillaba pronunciata dai loro idoli, come fanno i bimbi che seguono questo cartone animato.

Forse allora non è un caso che i protagonisti del film non hanno un nome ma sono chiamati semplicemente “Ragazzo” e “Ragazza”, come tanti sono i musicisti che hanno del vero talento ma restano dei sconosciuti, sono solo dei ragazzi.

 





Mickey il guerriero

9 03 2009

Negli ultimi anni i film che hanno vinto il festival di Venezia non hanno avuto molto fortuna, non sarà certamente così per The Wrestler, che otterrà probabilmente almeno  2 Oscar. La storia potrebbe sembrare banale, priva di originalità.Randy “The Ram“ Robinson (Mickey Rourke) era una stella del Wrestling negli anni ’80, venti anni dopo sbarca il lunario con incontri in palestre delle periferia e lavorando come magazziniere nei week end. Vive in un sobborgo, una sorta di Trailer Park ed è un nostalgico degli anni ’80, lo testimoniano la sua capigliatura, il pupazzo del suo personaggio al culmine della carriera sul cruscotto dell’auto, la vecchia console, molto vintage, con cui gioca insieme ad un ragazzino al videogioco del wrestling e soprattutto la musica che ascolta e che lo esalta, i Quiet Riot , gli Scorpions, i primi Guns’n Roses. Infatti odia Kurt Cobain, colpevole di essere la “checca che ha rovinato tutto negli anni ’90 ”. E’ un uomo “fuori posto”, quando a causa di un infarto che lo colpisce nello spogliatoio dopo un incontro viene costretto dal medico ad abbandonare il wrestling, si ritrova ad essere totalmente solo. Inizia a corteggiare allora due donne, Cassidy (una sempre più splendida Marisa Tomei) spogliarellista non più apprezzata come un tempo e con 2 figli a carico, e Stephanie (Evan Rachel Wood) la figlia abbandonata tanti anni prima, tentando con quest’ultima una difficile riconciliazione .

Darren Aronofsky, giovane regista autore già di 2 capolavori Pi e Requiem for a Dream,

decide di abbandonare il suo stile, visionario e innovativo, per dedicarsi totalmente a Mickey Rourke, seguendolo passo dopo passo con la telecamera a mano , sin dalla prima inquadratura, svelandoci gradualmente il suo volto, le sue paure, la sua fragilità.

Ed è grazie ad Aronofsky che Mickey riesce finalmente a spiccare in volo fornendo una interpretazione da Oscar che vale da sola, per lui, un’intera carriera,  per noi, il prezzo del biglietto.The Wrestler non è la solita pellicola celebrativa dedicata a uno sport, non è neanche la classica favola sulle “seconde occasioni” e le rivincite dei “loser”.

Il film racconta l’altra America e manda a tappeto l’illusione del sogno americano e delle seconde possibilità, temi tanto decantati in pellicole come Rocky.

Quello che vediamo nel film è il wrestling di serie B, dove i lottatori mettono in scena dei combattimenti molto violenti, non adatti a chi ha lo stomaco debole, resi ancora più reali grazia alla regia di Aronofsky, con inquadrature quasi amatoriali, che non ricordano niente affatto gli incontri di Wrestling trasmessi in TV.

In uno degli incontri Randy “The Ram”  combatte fuori dal ring, tra la folla. Un suo fan gli passa la protesi della sua gamba, pregandolo di  colpire con questa l’avversario.

Ma è proprio tra quelle persone che The Ram si sente a casa propria , lottando per il suo pubblico, la sua vera e unica famiglia.

Per le musiche Aronofsky va sul sicuro e si affida nuovamente a Clint Mansell, già autore delle colonne sonore  per tutti i lavori precedenti del regista, che questa volta sacrifica un po’ del suo talento per lasciare spazio a tante Hit “metal” degli anni ’80.

Il finale dei film e fra i più belli visti negli ultimi anni, il nero che piomba improvvisamente nell’ultima scena viene gradualmente riempito dalla voce e dalla chitarra di Bruce Springsteen che ha scritto appositamente per il film una bellissima ballata. La voce del Boss riesce a commuovere ed emozionare quasi quanto il volto del Guerriero Mickey.

 The eighties fucking ruled, man, until that pussy Cobain came and fucked it all up. I’ll tell you somethin’, I hate the fuckin’ 90’s.

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Barabba! Barabba!

25 02 2009

Nel 1998 un film del regista australiano Peter Weir irrompe sul grande schermo con una profezia tanto azzardata quanto azzeccata. Sì tratta di “The Truman Show”. La previsione di una televisione dal potere sempre più incontrollato e dell’impatto che i reality Show avrebbero avuto sui telespettatori si attuerà da li a poco.
Truman Burbank (Jim Carrey) è un ragazzo di 30 anni, è felicemente sposato con una ex compagna di scuola e fa un lavoro che gli piace. Tutto si svolge in un cittadina meravigliosa, gli abitanti sono sempre tutti gentili e sorridenti. Tutto perfetto.Troppo perfetto.
Truman nasconde una foto nel suo cassetto della scrivania, è un collage da lui realizzato con ritagli di vari giornali che ritrae il viso di Silvia (Natascha McElhone), una ragazza conosciuta al college ma che è misteriosamente partita per le Fiji.
Lui sogna di raggiungerla, ma non riesce a superare i confini della piccola città, perché lui non può uscire dal piccolo schermo. La sua vita infatti è stata ripresa 24 ore al giorno 7 giorni su 7 sin dalla nascita. Il suo show (the Truman Show appunto) tiene incollati davanti a la TV milioni di telespettatori da 30 anni ormai e per il regista e autore dello Show, Christof (Ed Harris), quello è il migliore dei mondi possibili in cui lui possa vivere.
Truman è la pietra angolare di questo reality show, tutte le persone che fanno parte della sua vita sono degli attori, compreso la moglie (Laura Linney).
Il film è stato scritto da Andrei Niccol, scrittore e regista di Gattaca e del sottovalutato “Lord of the War”.
Molti mettono in relazione la pellicola al romanzo 1984 di George Orwell, ma molti elementi del film appaiono ricollegarsi al romanzo “Tempo fuor di sesto” di Philip Dick. che racconta la storia di un uomo che si trova a vivere in un finto mondo tranquillo, realizzato  per lui perché la società possa  sfruttarne i suoi poteri segreti di chiaroveggenza
C’è anche chi ha dato un’interpretazioni del tipo teologico e filosofico di The Truman Show,
il quale per di più  apre anche  un filone di film del genere. Matrix, Dark City, Existenz sono solo alcuni dei film realizzati dopo la pellicola di Peter Weir.
Tutte queste opere hanno in comune una visione distorta della realtà e inoltre sono zeppe di citazioni filosofiche.
Sono passati più di 10 anni dall’uscita di The Truman Show, da quando questo film è comparso nei cinema la televisione è cambiata. Sono iniziate le produzioni in serie dei Reality, il cui successo, decretato dagli ascolti del pubblico, è andato oltre ogni aspettativa e il fenomeno sembra  non subire crisi.
I palinsesti di quasi tutte le emittenti televisive sono stati stravolti da questo uragano, i film trasmessi in prima serata sono diventati sempre più delle eccezioni e anche i talk show hanno dovuto cambiare pelle.
A fare spettacolo (e audience) sono sempre più le vicende private della gente comune, a tratti risulta invisibile il confine che separa la finzione televisiva dalla realtà umana.
Il grande fratello ormai non evoca più il romanzo di George Orwell, ma Tarricone, piuttosto che i tronisti o Vladimir Luxuria.
I protagonisti di questi format televisivi sono personaggi sempre meno “comuni” e più estroversi. Si è passati dalla ragazza vincitrice della prima edizione con misura piccola di seno alla sesta o settima di una partecipante dell’ultima edizione.
In the Truman Show ad essere accusata non è solamente la televisione e il senso di onnipotenza di certi produttori televisivi, il dito è puntato soprattutto sui telespettatori, al pubblico che segue ininterrottamente le vicende di Truman dalla sua nascita, non riuscendo a staccarsi mai dalla TV.
Hanno le case  piene di gadget dello show, che seguono a qualsiasi orario e da qualsiasi luogo  in cui si trovano. Truman fa parte della loro vita.
Si dice che il popolo ha il governo che si merita e che certi programmi televisivi sono  giustificabili visto i sorprendenti dati di ascolto, ci si dimentica però che 2000 anni fa un solo urlo si alzava in cielo nella vecchia Palestina “ Barabba! Barabba!”

“Ascoltami Truman: là fuori non troverai più verità di quanta non ne esista nel mondo che ho creato per te. Le stesse ipocrisie, gli stessi inganni. Ma nel mio mondo, tu non hai niente da temere. Io ti conosco meglio di te stesso”

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Che brutto scherzo

23 01 2009

Quando l’anno scorso ho saputo che i fratelli Cohen avevano vinto l’Oscar per il miglior film stentavo a crederci.

Il primo film che vidi di questi registi è stato Barton Fink, nel 1991, da allora è stato colpo di fulmine; mai avrei pensato che potessero ottenere un tale riconoscimento, soprattutto con un film come Non è un paese per vecchi.

Ma ripensandoci quella pellicola è stata realizzata nel momento giusto, la popolarità di quella nazione non era mai stata così bassa, non era più l’America di una volta e anche Hollywood aveva iniziato ad adeguarsi alla cruda realtà e a raccontare un’altra America.

Nel 1994 ebbi una grande delusione, cinematograficamente parlando.

I 2 film favoriti nella corsa all’ambita statuetta erano Pulp Fiction e Forrest Gump.

Del primo si è già detto di tutto, è stato un vero e proprio “Breaktrough” nel cinema,

da allora niente è più stato come prima, era il nuovo che avanzava.

Vinse solamente una statuetta per la migliore sceneggiatura io non riuscivo a capacitarmi.

La favola di Forrest Gump fece incetta di Oscar e io iniziai ad odiarlo, mi rifiutai di vederlo per 5 anni, ancora oggi è il film che detesto di più, ancora di più de La ricerca della Felicità.

Da quella volta non ho più seguito questo evento, non aveva alcun senso per me.,

Fino all’anno scorso appunto, quando a vincere sono stati film come Non è un paese per vecchi , Il Petroliere, Juno, ma già un paio di anni fa si intuiva che qualcosa stava cambiando, quando l’oscar lo vinse Crash film sul razzismo, dove non c’era posto per i buoni, per le redenzioni.

Oggi invece gli Stati Uniti sono di nuovo la terra delle grandi Opportunità, dove ognuno può realizzare il suo sogno , dove tutti ce la possono fare.

Un afroamericano è diventato presidente, il vento del cambiamento, qui tutto è possibile, etc etc etc.

Quindi basta guardarsi dentro, i panni sporchi non si lavano più in casa, bisogna essere ottimisti, bisogna vivere la propria favola.

Solo così riesco a spiegarmi le nomination di quest’anno.

The Wrestler, la canzone di Bruce Springsteen che conclude il film omonimo, vincitrice del Golden Globe come migliore canzone , non ha neanche ottenuto la nomination.

Il film non è nella cinquina dei finalisti per il Miglior Film, e Darren Aronofsky non ha neppure ottenuto la nomination come Miglior Regista.

Gomorra? Già storia vecchia, non avrebbe vinto lo stesso, c’è La Classe (o forse Valzer con Bashir), un problema in meno per la sicurezza e un sospiro in più per tanti detrattori che stanno in Italia.

In un primo momento non mi ero neanche accorto di un altro grande escluso:

Gran Torino di Clint Eastwood.

I film sui  Melting Pot, il razzismo, la violenza nelle periferie?

Sono già passati di moda, questa gente adesso ha il suo presidente, è tutto a posto, c’è bisogno che le loro storie vengano portate sul grande schermo?

Adesso abbiamo bisogno di favole, di storie incredibili, tutto può accadere in questa terra.

Ho visto The Millionaire, mi è anche molto piaciuto, ma non avrei mai immaginato che quel film potesse ottenere 10 Nomination (2 delle quali per miglior canzone).

Il curioso caso di Benjamin Button.

Sono un grande fan di David Fyncher, ho visto tutti i suoi film al cinema (tranne The game, che resta comunque fra i miei preferiti), ma 13 Nomination mi sembrano davvero troppe!. Ho anche letto il racconto di Fitzgerald da cui è stato tratto il film, che mi è molto piaciuto, nella trasposizione cinematografica le 28 pagine sono diventati 165 minuti!

Probabilmente il primo vincerà come miglior film il secondo come miglior regista.

Gli altri oscar certi saranno dati a  Wall- E, Michey Rourke per The Wrestler e Meryl Streep per  Il Dubbio, anche se Sean Penn e Kate Winslet  hanno qualche speranza.

Marisa Tomei potrebbe vincere il secondo Oscar a sorpresa, dopo quello vinto con Mio Cugino Vincenzo

E infine The Joker, Heath Ledger.

Ho visto The Dark Knight il primo giorno che è uscito, Carlo era più di quà che di la (con “la” intendo dire la pancia della mamma dato che i 9 mesi di gestazione erano scaduti già da una settimana).

Sono rimasto folgorato dall’ interpretazione di Heath Ledger, è difficile trovare le parole per descrivere le emozioni provate quel giorno.

Ieri è passato un anno dalla sua morte, avrei tanto voluto vedere il suo sorriso senza cicatrici nel momento in cui sarebbe dovuto salire sul palco per ritirare l’oscar, magari questa volta avrebbe indossato uno smoking invece dei calzoncini corti, per non offendere i giornalisti, che oggi fanno a gara per tessere le sue lodi , ma che a Venezia si sentirono offesi per gli abiti che indossava quando ha ritirato la coppa Volpi vinta dall’amica Blanchett.

Purtroppo tu non sei qui.

Ci mancherai

 

PS Il Caso vuole che proprio oggi ho comprato il DVD di Forrest Gump, per mio figlio, sperando che non gli piaccia

Heath Ledger Venezia 2007

Heath Ledger Venezia 2007

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Heath Ledger_ The Joker

Heath Ledger_ The Joker

 

Joker
Se introduci un po’ di anarchia, se stravolgi l’ordine prestabilito tutto diventa improvvisamente caos!!!… Io sono l’agente del caos!…
Sai qual è il bello del caos? È equo.