Barabba! Barabba!

25 02 2009

Nel 1998 un film del regista australiano Peter Weir irrompe sul grande schermo con una profezia tanto azzardata quanto azzeccata. Sì tratta di “The Truman Show”. La previsione di una televisione dal potere sempre più incontrollato e dell’impatto che i reality Show avrebbero avuto sui telespettatori si attuerà da li a poco.
Truman Burbank (Jim Carrey) è un ragazzo di 30 anni, è felicemente sposato con una ex compagna di scuola e fa un lavoro che gli piace. Tutto si svolge in un cittadina meravigliosa, gli abitanti sono sempre tutti gentili e sorridenti. Tutto perfetto.Troppo perfetto.
Truman nasconde una foto nel suo cassetto della scrivania, è un collage da lui realizzato con ritagli di vari giornali che ritrae il viso di Silvia (Natascha McElhone), una ragazza conosciuta al college ma che è misteriosamente partita per le Fiji.
Lui sogna di raggiungerla, ma non riesce a superare i confini della piccola città, perché lui non può uscire dal piccolo schermo. La sua vita infatti è stata ripresa 24 ore al giorno 7 giorni su 7 sin dalla nascita. Il suo show (the Truman Show appunto) tiene incollati davanti a la TV milioni di telespettatori da 30 anni ormai e per il regista e autore dello Show, Christof (Ed Harris), quello è il migliore dei mondi possibili in cui lui possa vivere.
Truman è la pietra angolare di questo reality show, tutte le persone che fanno parte della sua vita sono degli attori, compreso la moglie (Laura Linney).
Il film è stato scritto da Andrei Niccol, scrittore e regista di Gattaca e del sottovalutato “Lord of the War”.
Molti mettono in relazione la pellicola al romanzo 1984 di George Orwell, ma molti elementi del film appaiono ricollegarsi al romanzo “Tempo fuor di sesto” di Philip Dick. che racconta la storia di un uomo che si trova a vivere in un finto mondo tranquillo, realizzato  per lui perché la società possa  sfruttarne i suoi poteri segreti di chiaroveggenza
C’è anche chi ha dato un’interpretazioni del tipo teologico e filosofico di The Truman Show,
il quale per di più  apre anche  un filone di film del genere. Matrix, Dark City, Existenz sono solo alcuni dei film realizzati dopo la pellicola di Peter Weir.
Tutte queste opere hanno in comune una visione distorta della realtà e inoltre sono zeppe di citazioni filosofiche.
Sono passati più di 10 anni dall’uscita di The Truman Show, da quando questo film è comparso nei cinema la televisione è cambiata. Sono iniziate le produzioni in serie dei Reality, il cui successo, decretato dagli ascolti del pubblico, è andato oltre ogni aspettativa e il fenomeno sembra  non subire crisi.
I palinsesti di quasi tutte le emittenti televisive sono stati stravolti da questo uragano, i film trasmessi in prima serata sono diventati sempre più delle eccezioni e anche i talk show hanno dovuto cambiare pelle.
A fare spettacolo (e audience) sono sempre più le vicende private della gente comune, a tratti risulta invisibile il confine che separa la finzione televisiva dalla realtà umana.
Il grande fratello ormai non evoca più il romanzo di George Orwell, ma Tarricone, piuttosto che i tronisti o Vladimir Luxuria.
I protagonisti di questi format televisivi sono personaggi sempre meno “comuni” e più estroversi. Si è passati dalla ragazza vincitrice della prima edizione con misura piccola di seno alla sesta o settima di una partecipante dell’ultima edizione.
In the Truman Show ad essere accusata non è solamente la televisione e il senso di onnipotenza di certi produttori televisivi, il dito è puntato soprattutto sui telespettatori, al pubblico che segue ininterrottamente le vicende di Truman dalla sua nascita, non riuscendo a staccarsi mai dalla TV.
Hanno le case  piene di gadget dello show, che seguono a qualsiasi orario e da qualsiasi luogo  in cui si trovano. Truman fa parte della loro vita.
Si dice che il popolo ha il governo che si merita e che certi programmi televisivi sono  giustificabili visto i sorprendenti dati di ascolto, ci si dimentica però che 2000 anni fa un solo urlo si alzava in cielo nella vecchia Palestina “ Barabba! Barabba!”

“Ascoltami Truman: là fuori non troverai più verità di quanta non ne esista nel mondo che ho creato per te. Le stesse ipocrisie, gli stessi inganni. Ma nel mio mondo, tu non hai niente da temere. Io ti conosco meglio di te stesso”

truman_show_002-11





Che brutto scherzo

23 01 2009

Quando l’anno scorso ho saputo che i fratelli Cohen avevano vinto l’Oscar per il miglior film stentavo a crederci.

Il primo film che vidi di questi registi è stato Barton Fink, nel 1991, da allora è stato colpo di fulmine; mai avrei pensato che potessero ottenere un tale riconoscimento, soprattutto con un film come Non è un paese per vecchi.

Ma ripensandoci quella pellicola è stata realizzata nel momento giusto, la popolarità di quella nazione non era mai stata così bassa, non era più l’America di una volta e anche Hollywood aveva iniziato ad adeguarsi alla cruda realtà e a raccontare un’altra America.

Nel 1994 ebbi una grande delusione, cinematograficamente parlando.

I 2 film favoriti nella corsa all’ambita statuetta erano Pulp Fiction e Forrest Gump.

Del primo si è già detto di tutto, è stato un vero e proprio “Breaktrough” nel cinema,

da allora niente è più stato come prima, era il nuovo che avanzava.

Vinse solamente una statuetta per la migliore sceneggiatura io non riuscivo a capacitarmi.

La favola di Forrest Gump fece incetta di Oscar e io iniziai ad odiarlo, mi rifiutai di vederlo per 5 anni, ancora oggi è il film che detesto di più, ancora di più de La ricerca della Felicità.

Da quella volta non ho più seguito questo evento, non aveva alcun senso per me.,

Fino all’anno scorso appunto, quando a vincere sono stati film come Non è un paese per vecchi , Il Petroliere, Juno, ma già un paio di anni fa si intuiva che qualcosa stava cambiando, quando l’oscar lo vinse Crash film sul razzismo, dove non c’era posto per i buoni, per le redenzioni.

Oggi invece gli Stati Uniti sono di nuovo la terra delle grandi Opportunità, dove ognuno può realizzare il suo sogno , dove tutti ce la possono fare.

Un afroamericano è diventato presidente, il vento del cambiamento, qui tutto è possibile, etc etc etc.

Quindi basta guardarsi dentro, i panni sporchi non si lavano più in casa, bisogna essere ottimisti, bisogna vivere la propria favola.

Solo così riesco a spiegarmi le nomination di quest’anno.

The Wrestler, la canzone di Bruce Springsteen che conclude il film omonimo, vincitrice del Golden Globe come migliore canzone , non ha neanche ottenuto la nomination.

Il film non è nella cinquina dei finalisti per il Miglior Film, e Darren Aronofsky non ha neppure ottenuto la nomination come Miglior Regista.

Gomorra? Già storia vecchia, non avrebbe vinto lo stesso, c’è La Classe (o forse Valzer con Bashir), un problema in meno per la sicurezza e un sospiro in più per tanti detrattori che stanno in Italia.

In un primo momento non mi ero neanche accorto di un altro grande escluso:

Gran Torino di Clint Eastwood.

I film sui  Melting Pot, il razzismo, la violenza nelle periferie?

Sono già passati di moda, questa gente adesso ha il suo presidente, è tutto a posto, c’è bisogno che le loro storie vengano portate sul grande schermo?

Adesso abbiamo bisogno di favole, di storie incredibili, tutto può accadere in questa terra.

Ho visto The Millionaire, mi è anche molto piaciuto, ma non avrei mai immaginato che quel film potesse ottenere 10 Nomination (2 delle quali per miglior canzone).

Il curioso caso di Benjamin Button.

Sono un grande fan di David Fyncher, ho visto tutti i suoi film al cinema (tranne The game, che resta comunque fra i miei preferiti), ma 13 Nomination mi sembrano davvero troppe!. Ho anche letto il racconto di Fitzgerald da cui è stato tratto il film, che mi è molto piaciuto, nella trasposizione cinematografica le 28 pagine sono diventati 165 minuti!

Probabilmente il primo vincerà come miglior film il secondo come miglior regista.

Gli altri oscar certi saranno dati a  Wall- E, Michey Rourke per The Wrestler e Meryl Streep per  Il Dubbio, anche se Sean Penn e Kate Winslet  hanno qualche speranza.

Marisa Tomei potrebbe vincere il secondo Oscar a sorpresa, dopo quello vinto con Mio Cugino Vincenzo

E infine The Joker, Heath Ledger.

Ho visto The Dark Knight il primo giorno che è uscito, Carlo era più di quà che di la (con “la” intendo dire la pancia della mamma dato che i 9 mesi di gestazione erano scaduti già da una settimana).

Sono rimasto folgorato dall’ interpretazione di Heath Ledger, è difficile trovare le parole per descrivere le emozioni provate quel giorno.

Ieri è passato un anno dalla sua morte, avrei tanto voluto vedere il suo sorriso senza cicatrici nel momento in cui sarebbe dovuto salire sul palco per ritirare l’oscar, magari questa volta avrebbe indossato uno smoking invece dei calzoncini corti, per non offendere i giornalisti, che oggi fanno a gara per tessere le sue lodi , ma che a Venezia si sentirono offesi per gli abiti che indossava quando ha ritirato la coppa Volpi vinta dall’amica Blanchett.

Purtroppo tu non sei qui.

Ci mancherai

 

PS Il Caso vuole che proprio oggi ho comprato il DVD di Forrest Gump, per mio figlio, sperando che non gli piaccia

Heath Ledger Venezia 2007

Heath Ledger Venezia 2007

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Heath Ledger_ The Joker

Heath Ledger_ The Joker

 

Joker
Se introduci un po’ di anarchia, se stravolgi l’ordine prestabilito tutto diventa improvvisamente caos!!!… Io sono l’agente del caos!…
Sai qual è il bello del caos? È equo.