Tolleranza Zero

12 10 2009

 

il vento

Il vento fa il suo giro è un film del 2005 diretto da Giorgio Diritti.
Philippe (Thierry Toscan
) è un ex professore che ha deciso di cambiare radicalmente vita,  diventando pastore di capre e produttore formaggio. Con l’avvenente moglie (Alessandra Agosti) e i figli lasciano la Francia, perché nel luogo in cui vivono stanno costruendo delle centrali nucleari.
Arrivato casualmente nella valle occitane, decide di cercare una casa in un paesino della provincia di Cuneo, che si trova proprio sotto il Monviso,
nella valle del Maira.
Il paese ormai è spopolato, 11 mesi dell’anno infatti è abitato solamente da un centinaio di persone. Il sindaco, insieme ad un ristretto gruppo di cittadini,  ritiene che sia una fortuna l’arrivo di questo straniero, e si daranno da fare per l’inserimento di Philippe. Si adoperano per trovare una casa in affitto, e l’aiutano a restaurarla.
Altri invece sono scettici, e non perdono occasione per “riprendere” Philippe quando mostra di non rispettare le tradizioni locali (rifiuta “l’invito” del prete alla benedizione della casa) o se le sue capre si avventurano nei terreni, abbandonati,  dei vecchi  contadini. Col passare del tempo il rapporto di Phlippe con gli altri abitanti del paese diventa prima sempre più ostile, poi del tutto insanabile.

ventogiro51
 vento521dbd2257c77c
 
 
 
 

 

 

 

 

 

 

Pellicola girata con un basso budget, meno di 500.000 euro, e distribuito in pochissime sale, il film è riuscito a diventare un piccolo cult movie, grazie soprattutto al passaparola e ai premi e riconoscimenti ottenuti nei vari festival. Nonostante quest’opera sia totalmente in contrasto con le tendenze del cinema italiano degli ultimi anni.
Il vento fa il suo giro non è una storia di teenager, non è ambientato nel 68 o nei momenti “caldi” della storia italiana, inoltre quasi tutti gli attori non sono professionisti, e i dialoghi sono in 3 lingue: italiano, francese e occitano.
Quasi metà del film infatti è sottotitolato. La regia non sbaglia un inquadratura, non si ha l’impressione di assistere ad un’opera prima.

Gli abitanti hanno nostalgia del passato, e sono incapaci anche solo di immaginare un futuro per la loro comunità.
Non perdono occasione per ricordare  e celebrare il rito del Rueido, con cui si intende il tempo in cui ognuno aiutava l’altro per il bene comune ed il suo bene personale, e poi hanno un comportamento opposto nei confronti degli “altri”.
Solo lo “scemo del villaggio” entrerà totalmente in sintonia con la famiglia francese, ma quando decideranno di lasciare il paese, il vuoto nella vita del ragazzo sarà impossibile da colmare.
 

La difficoltà dell’inserimento dello straniero in un a piccola comunità, la chiusura delle persone nei confronti del prossimo, la tendenza ad escludere sempre il diverso,  lo spopolamento dei piccoli borghi, sono gli argomenti principali trattati in questa pellicola, che offre molti spunti di riflessione
Il vento fa il suo giro è lo specchio dell’Italia racchiuso in un paese di un centinaio di abitanti.
Mentre per Fausto, occitano doc, “Un popolo per essere se stesso deve salvaguardare la propria cultura, parlare la propria lingua. È la lingua che dice che delle persone hanno vissuto insieme per un migliaio di anni”, per Philippe invece La cultura nasce dalla convivenza, vivere insieme, giorno dopo giorno

Per molto lo straniero, nel piccolo paese come nelle grandi città, è visto come una minaccia: per la nostra cultura, per le nostre tradizioni,  perché  tolgono il lavoro agli italiani, alla gente del posto. Altri invece sono più cauti nei confronti dello straniero, sono tolleranti. Ma come dice Pier “A me la parola tolleranza non piace. Se tu devi tollerare qualcuno non c’è il senso di eguaglianza
Queste parole riescono a trasformare uno slogan sfruttato dalla propaganda di guerra in un sogno utopistico.
Tolleranza zero
 
“Eliminiamo il diverso, prima che metta in crisi la nostra razza, prima che comprometta la nostra economia e ci renda tutti più poveri, prima che diventi più uguale di noi”
Ascanio Celestini

 

La vera trasgressione è cambiare, e fare ciò che realmente hai voglia di fare.
Ma nella società se esci dagli schemi sei un matto.

Io credo che la violenza nasce dalla repressione degli impulsi sessuali. E’ una società basata sulla frustrazione degli altri.
La frustrazione fa nascere il più basso dei sentimenti, un uomo represso prima o dopo si vuole vendicare

Cos’è rimasta della cultura occitana? La nostalgia

 

 

 





L’operaio sul tetto che scotta

17 09 2009

142146

 

 Bread and Roses è un film del 1999, diretto dal regista inglese Ken Loach. Il film è ambientato a Los Angeles e racconta la storia di Maya, immigrata messicana che arriva nella città americana illegalmente per raggiungere la sorella Rose (Elpidia Carrillo), che riesce a farla assumere per la stessa impresa di pulizie per cui lavora lei, la Angel. Negli uffici dove lavora  si imbatte in Sam (Adrien Brody) giovane sindacalista che sta cercando di far aprire gli occhi ai dipendenti dell’impresa, pagate poco e con un contratto di lavoro che non prevede l’assicurazione sanitaria, l’indennità di malattia e le ferie. Nonostante lo scetticismo di molti lavoratori riesce nel suo intento, grazie soprattutto alla collaborazione di Maya. Le campagne anti “Angel” non passeranno inosservate, qualcosa comincia a muoversi, e i responsabili dell’azienda cominceranno a licenziare delle lavoratrici. Nonostante ciò la campagna non si ferma, tutt’altro, un grande corteo manifesterà per le vie della città, entrerà anche all’interno del palazzo, causando quindi l’intervento della polizia. Ken Loach realizza un film negli States, senza però scendere a compromessi con il suo modo di fare cinema . Le ingiustizie sociali, lo sfruttamento degli immigrati, i sindacalisti sempre più lontani dalla realtà di quei lavoratori che dovrebbero invece rappresentare. Questi sono solo alcuni dei temi affrontati in questa pellicola dal regista inglese. A differenza di altri, Ken Loach decide di andare in America e non girare un film che celebri il sogno americano ma che rappresenta  la delusione di chi in quel sogno ci credeva. Quando è stato girato Bread and Roses in Italia non era stata ancora varata la Legge 30, dopo la quale, anche nella nostra nazione hanno iniziato a verificarsi dei casi simili a quelli dell‘impresa Angel.  Basta ricordare la storia dei precari dell’Atesia di Roma, il più grande Call Center italiano, raccontata da Ascanio Celestini nel documentario Parole Sante. I lavoratori in quel caso riuscirono in una grande impresa, gli scioperi che organizzarono avevano un’adesione anche del 90%. Purtroppo i sindacati non contribuirono molto alla lotta, i lavoratori furono abbandonati. Ma dopo la vicenda degli operai  della Innse di questo Agosto , una nuova forma di protesta si sta diffondendo nel bel paese. L’occupazione dei tetti delle fabbriche. Dopo la Innse di Milano sono state occupate in questo modo molte altre fabbriche *. Una volta l’operaio, e cittadini in generale, scendevano in piazza, adesso salgono sui tetti. I tempi cambiano. Poi il nostro è un paese strano, spesso capita che quando una cosa funziona si tenda ad imitarla, copiarla fino a sminuirne il significato originario, la sua originalità. Basta ricordare i lucchetti di Ponte Milvio e di ponti sparsi nelle città del nostro caro vecchio stivale. Adesso anche gli studenti iniziano a salire sui tetti, confermano sempre più questa tendenza che da eccezione si sta trasformando in regola. Lo slogan con cui scendono in piazza i lavoratori nel film di Ken Loach è “Vogliamo il pane, ma anche le rose”. In Italia forse ci stiamo accontentando del pane, si tende a sdrammatizzare, c’è sempre chi sta peggio di noi, noi che almeno arriviamo alla quarta settimana del mese. Un’altra cosa che ci manca sono gli slogan, gli ultimi urlati dalla piazza sono stati pronunciati da 2 personaggi l’uno l’opposto dell’altro. Il primo è il “Vaffa” di Beppe Grillo. Il secondo invece oltre ad essere profetico, denunciava il pericolo di un allontanamento dalla politica da parte della gente, “Con questi dirigenti non vinceremo mai”, urlato da Nanni Moretti a Piazza Navona. E’ arrivato il momento di scendere dai tetti e ritornare in strada, se si vuole davvero cambiare qualcosa in questo paese, e per farlo bisogna seguire l’esempio illustrato in Bread and Roses da Ken Loach, che si racchiude in un motto pronunciato anche da Celestini in Parole Sante Sapere, far sapere, saper fare e fare …”

 * Metalli preziosi Paderno Dugnano
  Esab Saldatura  Mesero (Milano)
  Alcatel Lucent   Battipaglia
  Lasme                Melfi

Andrò fino in fondo, perchè noi a questi signori prepariamo da mangiare, gli laviamo le mutande, gli facciamo trovare tutto quanto pronto, tiriamo su noi i loro figli, ed è come se non ci fossimo. Maya 

Un uomo di fronte alle calcolabili conseguenze di un rubinetto che perde una goccia d’acqua: col tempo, le gocce riempiranno il lavandino, fino a traboccare sul pavimento; poi riempiranno la stanza e alla fine, stanza dopo stanza, l’acqua allagherà e distruggerà il palazzo. Ma l’uomo pensa che una cosa del genere non possa accadere, e anziché chiudere meglio il rubinetto, si gira dall’altra parte e si addormenta. Ascanio Celestini 

 

L’Italia, non lo sai, ha problemi araldici…
…ha problemi etici, politici, geografici, geologici, ma
i peggio restan quelli genealogici… Visto che la
base del sistema è la clientela e siamo separati
da 6 gradi sì, ma di parentela, maglie di una
ragnatela a forma di stivale, tutti collegati in linea
collaterale come un’unica famiglia in un immenso
psicodramma: sta bravo che altrimenti piange
mamma. Cambio di programma: annulliamo la
rivolta. Abbiamo una famiglia e non dev’essere
coinvolta… Frankie Hi Nrg

  





Giufà e Re Salomone

7 08 2009

celestini

Una volta Giufà lavorava da Re Salomone, quello famoso perché dava consigli.
E partivano da tutto il mondo a piedi e in carrozza, a in barca e in aeroplano per ascoltare quel Salomone
e lui dava consigli a tutti, poveri e ricchi. Con tutti era giusto e paziente. Da tutti si faceva pagare sei soldi. SEI. Ne uno di più, ne uno di meno.
Dopo trent’anni di lavoro Giufà se ne voleva tornare a casa. Cosi disse a quel Re:
“Salomone ti saluto! Io parto, SBARACCO, ME NE VADO. Ma prima mi devo prendere il giusto che mi spetta.
Mi devi pagare per tutti gli anni che ho lavorato per te”.
A Salomone manco c’era da chiederglielo ne da ripeterglielo due volte perché era uno onesto e già gli aveva preparato la liquidazione.
“Quello che è giusto è giusto” disse Salomone “ Io ti do diciotto soldi”.
“Quello che è giusto è giusto” disse Giufà “ Diciotto mi bastano” e stava per andarsene…
quando si ricordo che Salomone era famoso per i CONSIGLI e prima di scappare gli chiese
 “Me lo dai un bel consiglio anche a me?”
E Salomone” Io te lo do, ma tu dammi sei soldi. Ne uno di più ne uno di meno”.
“Va bè, quello che è giusto è giusto” disse Giufà”  eccoteli ”.
UNO DUE TRE QUATTRO CINQUE e SEI  e li prese dai 18 che aveva appena ricevuto.
E Salomone “Non lasciare mai la strada vecchia per la nuova”.
“Ahio” fece Giufà “ma questo è vecchio come la gallina per il brodo. ‘Sto consiglio è un proverbio.
Questo lo conoscevo e me l’hai fatto pagare sei soldi? Salomò. DAMMENE UN ALTRO, uno che non conosco”.
“Va bene” disse Salomone “ Ma tu dammi altri sei soldi. Ne uno di più ne uno di meno”.
”Quello che è giusto, è giusto”  rispose Giufà.
uno due tre quattro cinque e sei e tiro fuori altri sei soldi.
Salomone disse “ Quello che vedi…vedi! Quello che senti…senti! ma la LINGUA  tienila in mezzo ai DENTI”.
“Ahio” gli fece Giufà” Ma pure questo lo conoscevo, Tu sei un poeta e lo dici in quella maniera infiocchettata, ma vuol dire che bisogna stare zitti e farsi gli affari propri senza stare a mettere BOCCA. E dai Salomò, dammi un altro consiglio, uno buono che mi serve per davvero”.
“ Va bene” disse Salomone “ Un altro consiglio te lo do, ma tu pagamelo altri sei soldi”.
“Sei soldi?” disse Giufà “E va bè, eccoti sei soldi che c’ho IN FONDO ALLA TASCA. Per un consiglio di Salomone vale la pena pagarli!” Uno due tre quattro cinque e sei e lo pagò con le ultime monete che gli erano rimaste.
E Salomone disse “ Ascoltami Giufà, PRIMA PENSA e POI FA’!”.
“E va bè Salomò, pure questo consiglio lo conoscevo e m’hai pure lasciato senza soldi. Vuol dire che torno a casa povero come quando sono partito. ADDIO”.
“Non ti lascio tornare a mani vuote” disse Salomone “ Prendi questa pagnotta di pane”.
Giufà si mise la STRADA sotto le SCARPE, salutò con la mano e se ne andò via contento con la PAGNOTTA di pane sotto il braccio.
camminava sulla strada quando incontrò uno SCONOSCIUTO col sacco sulle spalle. Visto che camminavano vicini, si misero a parlare. E visto che parlavano e il sacco era più pesante della pagnotta, ogni tanto lungo LA STRADA SI SCAMBIAVANO I LORO fardelli.
Giufà teneva ancora il sacco di quest’uomo sulle spalle quando arrivarono a un BIVIO.
“Io vado da questa parte” disse Giufà” Io vado dall’altra parte” rispose lo sconosciuto “ Ma ti conviene venire insieme a me. Questa è la strada nuova che arriva pure a CASA tua. Da questa parte si arriva prima “.
E Giufà stava per andargli appresso quando pensò al primo consiglio che s’era comprato “Salomone m’ha detto che non devo lasciare la STRADA VECCHIA per la NUOVA…l’ho pure pagato sei soldi questo consiglio.
E’ meglio che lo seguo”.  Allo sconosciuto disse “ Arrivederci”.
Gli riconsegno il sacco e se ne andò per la strada sua.
Non fece in tempo a fare tre passi, ma neanche due che senti UNO STRILLO  e si girò.
Vide le guardie che fermavano quello sconosciuto, gli aprirono il sacco e ci trovarono un uomo ammazzato e fatto a pezzi . Gli dissero “ ASSASSINO “  e lo impiccarono.
“ Se mi trovavano col sacco sulle spalle” pensò Giufà “ mi dicevano assassino pure a me ed ero già morto impiccato! Meno male che c’era il consiglio di Salomone, l’ho pagato sei soldi, ma m’è servito”
Si mise la strada sotto alle scarpe e se ne andò verso casa sua. Stava ancora pensando all’impiccato quando un brigante gli saltò addosso. Lo imbavagliò, lo incappucciò e lo legò mani e piedi per trascinarlo via.
Quando lo scappucciarono si trovò dentro una GROTTA seduto al tavolo. Davanti a lui ci stavano i briganti chinati sul piatto che mangiavano. Nel silenzio della grotta si sentiva solo il rumore dei denti nelle bocche. Il capo dei briganti aveva un coltello lungo e un cucchiaio. Col cucchiaio pescava nel piatto e il coltello lungo lo teneva conficcato sul tavolino.
 Quel capo alzò la testa e strillò: “ Mangia!”. Pure Giufà si chinò sul piatto per mangiare e vide che la scodella non era mica un piatto, ma la testa di un morto. Tutti pescavano col cucchiaio dentro al teschio decapitato. Tante CAPOCCE IN FILA con TANTE BOCCHE che ci mangiavano dentro.
 Che schifo, che disgrazia!”pensò Giufà. Già stava per urlare e scappare via, quando si ricordò il secondo consiglio che s’era comprato “Salomone m’ha detto Quello che vedi…VEDI! Quello che senti…SENTI! Ma la lingua tienila in mezzo ai DENTI…
E’ meglio che seguo il consiglio, m’è costato pure sei soldi…”
Prese il cucchiaio e mangiò tutto. Fece pure il bis e la scarpetta col pane.
 La mattina appresso il capo dei briganti lo portò lungo la strada e lo mando via dicendo :
“ meno male che sei stato ZITTO noi siamo briganti, siamo gente educata e se qualcuno parra mentre mangia…gli TAGLIAMO LA TESTA. Meglio per te che torni a casa con la capoccia sul collo. Peggio per noi che stasera c’abbiamo una scodella di meno”.
Giufà salutò con un’alzata di testa. Ma la bocca restò chiusa perché il brigante c’aveva il coltello lungo in mano e faceva ancora in tempo a tagliargliela. Si mise la strada sotto le scarpe e con la pagnotta in braccio se ne tornò a casa. Pensava “ meno male che c’era il consiglio di Re Salomone. L’ho pagato sei soldi, però mi è servito!”  E CAMMINA CAMMINA pensando a Salomone e ai morti a pezzetti, agli impiccati e al COLTELLO del brigante tagliatore di teste era arrivato sotto casa. Ci stava la casa e la porta, il tetto e la finestra. Era la casa sua. E dietro la finestra c’era pure la moglie. La sua. Però quella moglie era abbracciata a un un prete “MIA MOGLI SI E’ TROVATA L’AMANTE. MO’ FACCIO UN MACELLO! E stava per saltare su per le scale e andare a strozzare moglie e prete. Ma poi si ricordò il terzo consigli odi Salomone “Ascoltami Giufà : Prima pensa e poi fa! Pensò “ Mi sono andati bene gli altri, mi funzionerà anche questo che l’ho pagato con gli ultimi sei soldi che m’erano rimasti” Si mise le scale sotto le scarpe e TRANQUILLO TRANQUILLO  bussò alla porta. La moglie lo abbraccio, gli chiese “ Come stai ?Come sta Salomone? C’hai fame?C’hai sonno?” E Giufà “Mò tu m’abbracci e mi baci, ma prima abbracciavi e baciavi a quell’altro, Al prete!” “Certo “ disse la moglie “Perché questo è PRETE , ma è pure il FIGLIO NOSTRO. In tutti questi anni che sei stato fuori, io gli ho trovato un lavoro sicuro. L’ho fatto studiare da prete, e lo stesso giorno che è tornato lui..sei tornato pure tu”
“C’è mancato poco che ammazzavo il figlio mio” Fece Giufà “Meno male che c’era il consiglio di Salomone” L’ho pagato sei soldi, ma mi è tornato utile” Giufà si mise a tavola, prese la pagnotta di Salomone e la spezzò in due. Dal pane spezzato cascarono fuori 18 soldi d’ORO e anche un foglettino di carta. Il figlio prete di Giufà che sapeva leggere e scrivere lo prese in mano e lesse.
“Giufà, i consigli li conoscevi,ma se non li pagavi, mica te li ricordavi. Buon appetito”. Firmato, Re SALOMONE

 Ascanio Celestini

9788860363312