Mickey il guerriero

9 03 2009

Negli ultimi anni i film che hanno vinto il festival di Venezia non hanno avuto molto fortuna, non sarà certamente così per The Wrestler, che otterrà probabilmente almeno  2 Oscar. La storia potrebbe sembrare banale, priva di originalità.Randy “The Ram“ Robinson (Mickey Rourke) era una stella del Wrestling negli anni ’80, venti anni dopo sbarca il lunario con incontri in palestre delle periferia e lavorando come magazziniere nei week end. Vive in un sobborgo, una sorta di Trailer Park ed è un nostalgico degli anni ’80, lo testimoniano la sua capigliatura, il pupazzo del suo personaggio al culmine della carriera sul cruscotto dell’auto, la vecchia console, molto vintage, con cui gioca insieme ad un ragazzino al videogioco del wrestling e soprattutto la musica che ascolta e che lo esalta, i Quiet Riot , gli Scorpions, i primi Guns’n Roses. Infatti odia Kurt Cobain, colpevole di essere la “checca che ha rovinato tutto negli anni ’90 ”. E’ un uomo “fuori posto”, quando a causa di un infarto che lo colpisce nello spogliatoio dopo un incontro viene costretto dal medico ad abbandonare il wrestling, si ritrova ad essere totalmente solo. Inizia a corteggiare allora due donne, Cassidy (una sempre più splendida Marisa Tomei) spogliarellista non più apprezzata come un tempo e con 2 figli a carico, e Stephanie (Evan Rachel Wood) la figlia abbandonata tanti anni prima, tentando con quest’ultima una difficile riconciliazione .

Darren Aronofsky, giovane regista autore già di 2 capolavori Pi e Requiem for a Dream,

decide di abbandonare il suo stile, visionario e innovativo, per dedicarsi totalmente a Mickey Rourke, seguendolo passo dopo passo con la telecamera a mano , sin dalla prima inquadratura, svelandoci gradualmente il suo volto, le sue paure, la sua fragilità.

Ed è grazie ad Aronofsky che Mickey riesce finalmente a spiccare in volo fornendo una interpretazione da Oscar che vale da sola, per lui, un’intera carriera,  per noi, il prezzo del biglietto.The Wrestler non è la solita pellicola celebrativa dedicata a uno sport, non è neanche la classica favola sulle “seconde occasioni” e le rivincite dei “loser”.

Il film racconta l’altra America e manda a tappeto l’illusione del sogno americano e delle seconde possibilità, temi tanto decantati in pellicole come Rocky.

Quello che vediamo nel film è il wrestling di serie B, dove i lottatori mettono in scena dei combattimenti molto violenti, non adatti a chi ha lo stomaco debole, resi ancora più reali grazia alla regia di Aronofsky, con inquadrature quasi amatoriali, che non ricordano niente affatto gli incontri di Wrestling trasmessi in TV.

In uno degli incontri Randy “The Ram”  combatte fuori dal ring, tra la folla. Un suo fan gli passa la protesi della sua gamba, pregandolo di  colpire con questa l’avversario.

Ma è proprio tra quelle persone che The Ram si sente a casa propria , lottando per il suo pubblico, la sua vera e unica famiglia.

Per le musiche Aronofsky va sul sicuro e si affida nuovamente a Clint Mansell, già autore delle colonne sonore  per tutti i lavori precedenti del regista, che questa volta sacrifica un po’ del suo talento per lasciare spazio a tante Hit “metal” degli anni ’80.

Il finale dei film e fra i più belli visti negli ultimi anni, il nero che piomba improvvisamente nell’ultima scena viene gradualmente riempito dalla voce e dalla chitarra di Bruce Springsteen che ha scritto appositamente per il film una bellissima ballata. La voce del Boss riesce a commuovere ed emozionare quasi quanto il volto del Guerriero Mickey.

 The eighties fucking ruled, man, until that pussy Cobain came and fucked it all up. I’ll tell you somethin’, I hate the fuckin’ 90’s.

 thewrestler





Che brutto scherzo

23 01 2009

Quando l’anno scorso ho saputo che i fratelli Cohen avevano vinto l’Oscar per il miglior film stentavo a crederci.

Il primo film che vidi di questi registi è stato Barton Fink, nel 1991, da allora è stato colpo di fulmine; mai avrei pensato che potessero ottenere un tale riconoscimento, soprattutto con un film come Non è un paese per vecchi.

Ma ripensandoci quella pellicola è stata realizzata nel momento giusto, la popolarità di quella nazione non era mai stata così bassa, non era più l’America di una volta e anche Hollywood aveva iniziato ad adeguarsi alla cruda realtà e a raccontare un’altra America.

Nel 1994 ebbi una grande delusione, cinematograficamente parlando.

I 2 film favoriti nella corsa all’ambita statuetta erano Pulp Fiction e Forrest Gump.

Del primo si è già detto di tutto, è stato un vero e proprio “Breaktrough” nel cinema,

da allora niente è più stato come prima, era il nuovo che avanzava.

Vinse solamente una statuetta per la migliore sceneggiatura io non riuscivo a capacitarmi.

La favola di Forrest Gump fece incetta di Oscar e io iniziai ad odiarlo, mi rifiutai di vederlo per 5 anni, ancora oggi è il film che detesto di più, ancora di più de La ricerca della Felicità.

Da quella volta non ho più seguito questo evento, non aveva alcun senso per me.,

Fino all’anno scorso appunto, quando a vincere sono stati film come Non è un paese per vecchi , Il Petroliere, Juno, ma già un paio di anni fa si intuiva che qualcosa stava cambiando, quando l’oscar lo vinse Crash film sul razzismo, dove non c’era posto per i buoni, per le redenzioni.

Oggi invece gli Stati Uniti sono di nuovo la terra delle grandi Opportunità, dove ognuno può realizzare il suo sogno , dove tutti ce la possono fare.

Un afroamericano è diventato presidente, il vento del cambiamento, qui tutto è possibile, etc etc etc.

Quindi basta guardarsi dentro, i panni sporchi non si lavano più in casa, bisogna essere ottimisti, bisogna vivere la propria favola.

Solo così riesco a spiegarmi le nomination di quest’anno.

The Wrestler, la canzone di Bruce Springsteen che conclude il film omonimo, vincitrice del Golden Globe come migliore canzone , non ha neanche ottenuto la nomination.

Il film non è nella cinquina dei finalisti per il Miglior Film, e Darren Aronofsky non ha neppure ottenuto la nomination come Miglior Regista.

Gomorra? Già storia vecchia, non avrebbe vinto lo stesso, c’è La Classe (o forse Valzer con Bashir), un problema in meno per la sicurezza e un sospiro in più per tanti detrattori che stanno in Italia.

In un primo momento non mi ero neanche accorto di un altro grande escluso:

Gran Torino di Clint Eastwood.

I film sui  Melting Pot, il razzismo, la violenza nelle periferie?

Sono già passati di moda, questa gente adesso ha il suo presidente, è tutto a posto, c’è bisogno che le loro storie vengano portate sul grande schermo?

Adesso abbiamo bisogno di favole, di storie incredibili, tutto può accadere in questa terra.

Ho visto The Millionaire, mi è anche molto piaciuto, ma non avrei mai immaginato che quel film potesse ottenere 10 Nomination (2 delle quali per miglior canzone).

Il curioso caso di Benjamin Button.

Sono un grande fan di David Fyncher, ho visto tutti i suoi film al cinema (tranne The game, che resta comunque fra i miei preferiti), ma 13 Nomination mi sembrano davvero troppe!. Ho anche letto il racconto di Fitzgerald da cui è stato tratto il film, che mi è molto piaciuto, nella trasposizione cinematografica le 28 pagine sono diventati 165 minuti!

Probabilmente il primo vincerà come miglior film il secondo come miglior regista.

Gli altri oscar certi saranno dati a  Wall- E, Michey Rourke per The Wrestler e Meryl Streep per  Il Dubbio, anche se Sean Penn e Kate Winslet  hanno qualche speranza.

Marisa Tomei potrebbe vincere il secondo Oscar a sorpresa, dopo quello vinto con Mio Cugino Vincenzo

E infine The Joker, Heath Ledger.

Ho visto The Dark Knight il primo giorno che è uscito, Carlo era più di quà che di la (con “la” intendo dire la pancia della mamma dato che i 9 mesi di gestazione erano scaduti già da una settimana).

Sono rimasto folgorato dall’ interpretazione di Heath Ledger, è difficile trovare le parole per descrivere le emozioni provate quel giorno.

Ieri è passato un anno dalla sua morte, avrei tanto voluto vedere il suo sorriso senza cicatrici nel momento in cui sarebbe dovuto salire sul palco per ritirare l’oscar, magari questa volta avrebbe indossato uno smoking invece dei calzoncini corti, per non offendere i giornalisti, che oggi fanno a gara per tessere le sue lodi , ma che a Venezia si sentirono offesi per gli abiti che indossava quando ha ritirato la coppa Volpi vinta dall’amica Blanchett.

Purtroppo tu non sei qui.

Ci mancherai

 

PS Il Caso vuole che proprio oggi ho comprato il DVD di Forrest Gump, per mio figlio, sperando che non gli piaccia

Heath Ledger Venezia 2007

Heath Ledger Venezia 2007

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Heath Ledger_ The Joker

Heath Ledger_ The Joker

 

Joker
Se introduci un po’ di anarchia, se stravolgi l’ordine prestabilito tutto diventa improvvisamente caos!!!… Io sono l’agente del caos!…
Sai qual è il bello del caos? È equo.