Risulta difficile a molte persone riuscire a vedere oltre le proprie convinzioni, anche quando queste facilmente possono essere screditate. Niente di drammatico naturalmente ma, anche se a me piacciono le sfumature, a volte c’è poco da aggiungere su determinati fatti: o è bianco o è nero. Lavorando come cameriere per diversi anni, mi sono imbattuto spesso in situazioni che avrei preferito evitare, perchè ti senti spiazzato, quasi in imbarazzo per le persone che ti stanno davanti: i clienti. C’è chi ti chiede se per caso è disponibile il Chianti rosso, perchè lo preferisce a quello bianco, c’è quello che chiede spiegazioni per ogni voce riportata sul menu, arrivando fino al punto di chiederti “Com’è la grigliata di pesce per due, il pesce è fritto o alla griglia?” Potrei andare avanti a lungo, ma preferisco soffermarmi su una cosa che a distanza di anni non riesco ancora a capire, l’acqua minerale. Puntualmente capita il cliente che da bere ordinava “Acqua”. La domanda di prassi era “Liscia o gassata”. Molti rispondevo “Minerale”. A questo punto non sapevo più cosa dire ma non avevo ancora capito che tipo di acqua la persona volesse da bere. Tanti anni di esperienza in questo settore mi hanno aiutato a trovare una soluzione per questa situazione da cui sembravo non uscire mai. Ripetevo ad alta voce l’ordinazione del cliente e quando arrivavo al beveraggio tiravo ad indovinare. Avevo il 50 % di possibilità di indovinare, quando sbagliavo venivo puntualmente ripreso dal cliente che scocciato mi diceva “no, non volevo l’acqua liscia, le ho detto minerale!” Su un’altra cosa ho dovuto rinunciare a cercare di “educare” le persone riguardo il termine corretto da utilizzare. La Marmellata. Sin da bambini abbiamo sempre mangiato la marmellata, ci abbiamo anche cantato “Chi ha mangiato la marmellata, chi lo sa?” Ma chi lo sa cos’è la marmellata? A quanto pare quasi nessuno. Quando la mattina facciamo colazione con il pane tostato, siamo convinti di condirlo con il burro e la marmellata, invece stiamo mangiando la confettura. Fragola, frutti di bosco, albicocca, pesca, sono tutte confetture. Solo il prodotto ottenuto da agrumi può essere definito marmellata, tutto il resto è confettura. E’ una direttiva dell’Unione Europea. Può essere più o meno extra, a seconda della percentuale di frutta presente, ma non è comunque marmellata. Spiegarlo agli altri è praticamente impossibile, anche perchè avete mai assaggiato la marmellata di limone? Ti senti rispondere “E tu me la chiami marmellata questa?” Come dargli torto! Neanche i pasticceri e gli albergatori si sono rassegnati all’idea, per loro la brioche è sempre con la marmellata, e la prima colazione resta sempre con “pan tostato, burro e marmellata”. Ma è quando si arriva alla “Rotonda” che bisogna rassegnarsi e piuttosto che ribattere all’infinito, rispondere semplicemente ” hai ragione tu”. Una volta le regole del codice stradale riguardante gli incroci con le rotonde erano inequivocabili. Chi è già nella rotonda ha la precedenza. Era fin troppo facile. D’improvviso però il codice stradale è cambiato, per ogni rotonda quel che conta sono i cartelli stradali e la segnaletica orizzontale (le strisce per terra). Il problema è che per il 99 % delle rotonde non è cambiato nulla: hanno il cartello di ‘dare precedenza’ su ognuna delle strade che si immettono nella rotonda, perciò chi sta già attraversando la rotonda ha la precedenza, come è sempre stato. Se invece colui si immette in una rotonda non ha nessun cartello di ‘dare precedenza’ questo ha la precedenza, perchè rispetto alle auto che sono nella rotonda lui è viene da destra. Il problema di fondo è uno. Chi è nella rotonda è convinto di avere la precedenza, sempre. Perchè cosi è sempre stato. Sino ad oggi ho avuto la “fortuna “ di dover affrontare questo argomento davanti un caffè, fra amici, senza mai riuscire a convincere le persone con cui discutevo che si stavano sbagliando. Figuriamoci se dovessi affrontare lo stesso discorso dopo un “incidente” in cui qualcuno non mi ha dato la precedenza perché lui si trovava già nella rotonda. Le uniche speranze per far cambiare idea agli italiani sul comportamento da quando si sta immettendo nelle rotonde (cosi come sulla’acqua minerale e la marmellata) sono forse in un servizio di “Striscia la notizia”, perchè quella trasmissione dice sempre la verità: sempre che le curve delle veline non facciano effettuare un testacoda agli spettatori desiderosi di informazione.
PS
Come già anticipato nel post, l’articolo prende spunto da degli scambi di opinione fra me e Fabio Marangon (che mi ha aiutato nella stesura finale dell’articolo) davanti alla macchina del caffè. Piuttosto che parlare del tempo o del calcio! Spesso le discussioni “non muoiono li”, un pò per curiosità un pò per “sete di conoscenza”. Credo che le parole siano davvero importanti, come diceva Moretti in un suo film, ma soprattutto che di fronte a ciò che ignoriamo spesso abbiamo un atteggiamento rinunciatario, preferiamo “non sapere”, purtroppo anche su tematiche più importanti, quali la politica, l’economia, le origini degli alimenti con cui ci nutriamo. Di fronte a coloro che rispondono sempre con “E quindi?” posso solo dire che “LA conoscenza è potere”.

Fantastico il video!
E’ vero, le parole sono importanti. Ma perchè le parole vengono usate fuori dal loro contesto?
Credo che ci siano due risposte distinte: ignoranza e oratoria.
L’ignoranza è il male minore, poichè può essere combattuta con l’istruzione. Quello che invece mi lascia poche speranze è l’oratoria. L’oratoria viene sfruttata da tempi lontanissimi per ammaliare il popolo, e questo suo uso non è certamente cambiato fino ad oggi. I mass media sono i primi ad usare “frasi d’effetto” solo per suscitare nello spettatore un’emozione più forte, senza preoccuparsi di usarle in modo appropriato. Questo avviene per tutti i sentimenti, da quelli di pietà e compassione, a quelli di rabbia.
Non ci sono parole per esprimere il disgusto che provo per la razza dei giornalisti (fatte un paio di dovute eccezioni). Quando guardo Studio Sport mi sembra di ascoltare un poema epico-cavalleresco invece che un riassunto di eventi sportivi.
Preferisco lasciare il commento a metà, non vado oltre.
Ciao Fabrizio, bel tema =)
esatto.la conoscenza è potere, ma bisogna anche saperlo usare.
troppi credono di sapere, ma poi sbagliano (vedi confettura/marmellata), ma ci son cose, frasi e modi di dire che purtroppo sono entrati a far parte del linguaggio comune e nessuno ( a parte pochi rompiscatole come noi) ci dà più peso.
A ME MI…come odio questa frase eppure la dicono ” tutti”.e perchè allora perdere fiato.se provi a correggere chi non vuole essere corretto, perdi solo del tempo.
e adesso vado a fare merenda…pane e marm..anzi no conf…. va bene…pane e nutella.
ciao
In parte concordo con Gabriele, ma non sarei così radicale contro l’uso della retorica.
Sono affascinato dal linguaggio e dalle sue potenzialità: la parola da speranza, consola, conforta, accende desideri e chiarisce: addirittura la parola può essere terapeutica.
Tutti sappiamo la differenza tra un professore che insegna facendosi ascoltare volentieri dagli studenti da uno che ti ammazza e ti addormenta dopo tre minuti che lo ascolti. Che lo sappia o meno un bravo professore utilizza una certa arte oratoria. La forma media il contenuto: sia in positivo che in negativo. Puoi avere qualcosa da dire di bellissimo, ma se lo dici male lo svilisci. Oppure puoi non avere nulla da dire e condirlo con un sacco di fumo.
Quello che io non sopporto sono le frasi di circostanza, i discorsi retorici sotto i quali c’è il nulla totale. In questo le pagine di studio sport sanno ricoprire il nulla di parole assolutamente vuote.
La nostra è stata lingua di poeti e letterati che tutto il mondo ci invidia. Quando leggo Dante resto senza fiato per la bellezza e l’arditezza di come plasma ed usa la lingua italiana. E ne godo. Tanto.
Alex forse mi sono spiegato male, io amo la retorica =)
Come si può disprezzare una cosa tanto affascinante?
Proprio come la scienza, la retorica è qualcosa di grandioso. L’uso che ne fa “alcuna gente” è ciò che disprezzo, ma mai disprezzerò la cosa in sè!