
Nel Luglio del 1985 Ritorno al Futuro debutta nei cinema americani.
Il film racconta l’avventura attraverso il tempo di un giovane liceale, Marty McFly (Michael J Fox), che per fuggire da dei terroristi libici, a cui è stato rubato del plutonio, si ritrova suo malgrado catapultato negli anni 50, nello stesso paese in cui lui vive, ma 30 anni prima. Ha quindi la possibilità di incontrare i propri genitori da coetaneo, prima del loro fidanzamento, ma in un certo senso lui prende il posto del padre, George McFLy, e la mamma si innamora di lui. Comincia quindi una corsa contro il tempo, infatti Marty ha una sola occasione per ritornare al futuro con la macchina del tempo costruita dal dottor “Doc” Emmet Brown (Christopher Lloyd), ma deve anche vestire i panni di Cupido e far innamorare i suoi genitori prima di lasciare definitivamente (forse) il 1955.
L’anno prossimo questo film diretto da Robert Zemeckis compirà 25 anni, ma non sembra essere invecchiato affatto.
Solitamente una pellicola, quando viene rivista dopo tanti anni, mostra tutti i propri difetti.
La fotografia, i costumi, i dialoghi, gli effetti speciali
Gli anni passano per tutti, soprattutto per i film di fantascienza.
Ma sarebbe un errore etichettare Ritorno al Futuro come un film di questo genere.
Risulta comunque difficoltoso spiegare i motivi del suo successo
Probabilmente è stato girato nel momento giusto.
L’America nella metà degli anni 80 era vista come il modello della democrazia in tutto il mondo. Tutto quello che proveniva da quel paese oltreoceano diveniva moda, i Levi’s 501, le Nike, lo skateboard, i walkman. Ma soprattutto era la terra delle grandi opportunità, confermata dalla celebre battuta che si ripete più volte durante il film”Ricordati, se ti ci metti con impegno riuscirai in qualsiasi cosa”
Il ragazzo viene trasportato dalla macchina del tempo in un altro periodo d’oro di quella nazione.
Gli anni 50. Gli anni di Elvis, del Rock’n Roll, dei Drive in e del divertimento.
In quei 30 anni che il protagonista ha saltato c’erano invece la crisi missilistica cubana, l’assassinio del presidente Kennedy, il 68 e i movimenti pacifisti, il Vietnam, Nixon e la guerra in Afghanistan. Forse la trovata geniale del film è proprio questa, unire con un ponte i 2 momenti di massimo splendore degli States, mostrando allo spettatore sempre il lato migliore della medaglia.
Ma altri sono i motivi che renderebbero impossibile oggi la realizzazione di un film del genere.
Ad esempio se nel 2010 un ragazzo di 17 anni dovesse viaggiare indietro nel tempo per incontrare i suoi genitori alla sua età, dovrebbe tornare indietro almeno di 40 anni!
Inoltre Marty conosce le vie del suo paese, sa chi è il sindaco, è consapevole delle proprie origini.
I ragazzi di oggi invece quanto resisterebbero a vivere in un paese senza centri commerciali?
Le loro radici sono li, tra un Foot Locker e un Mediaworld, tra un Luxottica e le panchine di fronte Spizzico. Marty invece era affascinato da quel mondo, riesce ad adattarsi anche alla musica che ballano i propri genitori, suonando addirittura durante il ballo in cui si baceranno per la prima volta.
Un’altra intuizione del film si ha quando “Doc” capisce il motivo per cui uno come Ronald Regan è potuto diventare presidente degli Stati Uniti “Per forza il vostro presidente è un attore, deve essere bello in televisione!”. Le telecamere avranno un ruolo fondamentale anche in politica, dopo Regan gli Spin doctor ribalteranno il modo di fare politica in tutto il mondo, ci saranno governatori attori, bellocci sindaci, conduttori televisivi parlamentari e addirittura proprietari di TV che diverranno primi ministri. Neanche la fantasia di Spielberg (produttore del film) sarebbe potuta arrivare a tanto.
Questo film è uno fra i miei preferiti di tutti i tempi, forse è riduttivo limitarsi a questa chiave di lettura, credo che in questo modo io dimostri ingratitudine nei confronti di una pellicola che mi ha divertito e continua a farlo, da 24 anni.
Ma allo stesso tempo è anche vero che Ritorno al Futuro ha soddisfatto e alimentato i sogni della mia adolescenza, fantasticato di poter suonare al ballo in cui si sono conosciuti i miei genitori, di poter vedere la costa del mare del mio paese non violentata dalle raffinerie che hanno alleggerito le preoccupazioni per il futuro dei miei nonni e appesantito e inquinato l’aria che respirano i loro nipoti. Queste “delusioni “ forse mi hanno spinto a cercare di capire perché solo a Marty McFly è stata data la possibilità di vivere questo sogno. Ma forse è tutto un equivoco, dopo 24 anni oggi io ho capito che da ora in poi sarò George McFly, se un giorno mio figlio avrà la possibilità di vivere quel sogno, cosa penserà di me, delle mie scelte? Come sarà il mio paese quando lui avrà 17 anni? Cosa penserà del mondo che gli stiamo lasciando in eredità?
Forse è solo paura del futuro.


Bella interpretazione, complimenti. Concordo che il film ci mostra le due “facce” buone degli USA del XX secolo, lasciandoci sognare su un mondo finto, ma ben pubblicizzato. Pensando a dove mi porterebbe un salto nel passato mi chiedo anche se, alla fine del viaggio, desidererei ancora tornare al mio presente, al ‘futuro’. Nella società dell’eterno presente, che non vuole conoscere il passato (o ne da per buono un surrogato fatto di luoghi comuni) e non ha per questo un futuro, mi fa tenerezza vedere Marty che fa di tutto per riottenere indietro la sua vita, conscio che quello che facciamo oggi è il seme da cui nasce il nostro domani.
La Paura del futuro è un male che colpisce molti giovani: di fronte a scelte sentite come vincolanti o definitive, davanti a eventi imprevisti che scardinano la certa routine dei giorni… la paura assale. Ed è spietata! Certo ci sono tempi più sereni di altri eppure ogni secolo, ogni decennio è segnato da nubi minacciose; ma la sfida è di passare dalla pre-occupazione all’occupazione: il rischio latente è quello di essere bloccati in preoccupazioni e ansie che dilaniano e che tolgono energie e forze a quello (tanto o poco che sia) che possiamo fare. Per debellare la paura occorrono uomini che infondano speranza. Ma non a buon mercato. Gente che con la loro vita, con il loro impegno e disponibilità, aiutino ad affrontare ciò che spaventa.
Bella recensione Fabrizio, complimenti! Spunti intelligenti e provocanti tratti da un film che in molti hanno visto, in tanti amato ma che non pareva avere la pretesa di metterci a confronto con il nostro vissuto politico, sociale e, in definitiva, personale.
C’era una bella battuta di Benigni che spiegava il V° canto dell’inferno in cui dice che “IL MONDO NON LO ABBIAMO RICEVUTO IN EREDITA’ DAI NOSTRI PADRI MA IN PRESTITO DAI NOSTRI FIGLI” è soprattutto per loro che dobbiamo essere capaci anche di scelte coraggiose.
profonda lettura, specie con quel parallelo fra anni 80 e 50 come epoche di boom economici simili e non solo…. Da giovane ti posso dire che c’è sempre tempo per riappropriarsi delle proprie origini e le panchine davanti al Mcdonald’s spesso si dimenticano, si rimuovono per vergogna e per avere avuto il coraggio di aver messo piede dentro quei posti rovinandosi la salute. Spesso però questo dipende dai genitori e dal rapporto fra genitori e figli. Prendendo ad esempio il film, si arriva presto alla conclusione che un uomo o una donna nel pieno delle sue forze e “nel mezzo del cammin” deve tenere ben presente le sue origini, ma saper guardare altrove, verso il futuro e agire in modo da non creare danni per i propri figli. Purtroppo, questa è tutta teoria, perchè c’è sempre quell’imprevedibile ignoto che può farci sbandare e commettere l’errore che non avremmo mai voluto commettere. Il film è bello e molto significativo e secondo me, come diversi film di Spielberg (che ha prodotto in questo caso), ha il difetto di non apparire serio, anzi appare come un giocattolone per bambini e ragazzi, che gli adulti avvicinano con finto sdegno e che invece apprezzano in fondo in fondo per la semplicità dei valori che propone. Inutile dire che la trovata di riallacciarsi all’inossidabile “Edipo re” può sembrare banale, ma in realtà è TANTA ROBA!
Complimenti per l’analisi.
Sarà che cerco di non dare ai film un messaggio sociale vero e proprio, ma in effetti accorgersi della relazione tra le due cose è importante. La Televisione per decenni ha proposto quasi esclusivamente “storie a lieto fine” cercando di inculcare nella gente un’idea di speranza, potremmo dire che ha sfruttato il Cinema per i suoi scopi (e per quelli dei loro padroni).
Ad ogni modo il futuro arriva per tutti e le speranze non possono rimanere tali, qualcosa deve concretizzarsi e in un certo senso è normale sentirsi “traditi” dalle aspettative che il Cinema e la Televisione ci hanno messo davanti (generando in parte quest’ansia, o paura per il futuro). Se Marx vivesse oggi probabilmente sarebbe in dubbio se cedere o meno alla Televisione il titolo di “Oppio dei popoli”.
Il Cinema non è realtà e non è corretto prenderlo come riferimento per le nostre vite. Se vogliamo imparare qualcosa di reale possiamo farlo dalla nostra esperienza, dalle esperienze degli altri o dai libri di storia. La televisione forse cerca di abbindolarci, ma in fin dei conti la differenza la fanno gli occhi dello spettatore.
Alla fine però preferisco togliere il Cinema da questo contesto, sperando che qualche sceneggiatura si salvi dai canoni imposti dalla Televisione, che l’idea che ha fatto nascere il film rimanga immutata. Cerco di non creare attese, ma solo spunti per ragionare (oltre a divertirmi, ovviamente!).
Ciao =)
Ciao Zyk, da quando ci “conosciamo”? 18 mesi? Abbiamo sempre parlato di un solo argomento, leggere il tuo commento riguardo questo film mi ha piacevolemente sorpreso! Il Cinema è arte, ma può anche essere intrattenimento. Molti hanno trovato in Matrix molti spunti filosofici, perchè non cercarli anche in una bella commedia? Soprattutto se è un film “spensierato” e famoso come quello in questione. Prendi I Simpsons ad esempio. Hanno denunciato di più loro il lato oscuro degli USA in questi ultimi ventanni che tutti i falsi “intellettuali” e giornalisti messi insieme. Non voglio dare troppo peso ai film, però è un dato di fatto che spesso è stato il mezzo per certa “propaganda”. Io adoro il cinema e ogni tanto resto “deluso” guardando i film che “ingannano” il pubblico con la scusa che si sta raccontando una storia di “finzione, preferisco l’inganno di Nolan in “The Prestige”!
Bella riflessione. A me piacque molto anche l’ironia nascosta nelle parole di Doc: solo nel 1986, l’anno dopo, sarebbe avvenuto il disastro di Chernobyl e che cosa fa Doc? Usa il plutonio per alimentare la macchina, una reazione nucleare quasi domestica a dire che oramai il nucleare era dappertutto, ma allo stesso tempo il doc degli anni ‘50 quando vede sé stesso in tuta antiradiazioni filosofeggia che sì era per colpa delle guerre nucleari. Verissimo qui si privilegia il lato ottimistico dell’america, mentre nel secondo film la storia cambia , con l’omaggio al futuro alternativo di Watchmen
è un film che rivredi molto volentieri, anche alla luve di qs recensione, che vena il film di risvolti che 25 anni fa sicuramente nn concedevo al regista: paura del futuro”…a mio parere è un termine riduttivo, in quanto il core del problema sta in molto nel “presente”: la paura del futuro è una costante in molta letteratura ed in molto cinema, ad esclusione del filone salvifico ed esatologico tanto caro ad una cultura cristiana che spesso ha fatto della fede una lettura del presente; la cultura illuministica, privilegiando la razionalità. ha spesso letto le aspettative sul futuro con la lente del presente: in effetti la paura del domani è figlia della paura del presente, un presente nel quale sembra che la decadenza della morale e di valori siano la normalità; illuminante la riflessione sulla impaortanza della televisione come metafora dei potere mediaco esercitabile sul fruitore della televisione stessa: cattiva maestra disse l’amico Popper…quanto ebbe ragione. è possibile cambiare canale, ma la scelta è limitante, in quanto l’offerta spesso è a senso unico…personalmente torno indietro ai miei 13 anni, e trovo corretta la riflessione tua
“L’America nella metà degli anni 80 era vista come il modello della democrazia in tutto il mondo. Tutto quello che proveniva da quel paese oltreoceano diveniva moda, i Levi’s 501, le Nike, lo skateboard, i walkman. Ma soprattutto era la terra delle grandi opportunità, confermata dalla celebre battuta che si ripete più volte durante il film”Ricordati, se ti ci metti con impegno riuscirai in qualsiasi cosa”: tu abiti Milano, la milano da bere degli anni 80, gli yuppis alla vanzina, i paninari ed i metallari,tutto era americano, e nn amerikano (sottile distinzione ma importante), erano gli anni 80 usciti dai bui anni 70, era la cultura della possibilità e della speranza che dalla storia ameticana traeva il suo spunto..erano gli anni del ritorno di capitan america, ma anche gli anni degli xmen, e per chi si intende di fumetti la differenza è sostanziale.
“I ragazzi di oggi invece quanto resisterebbero a vivere in un paese senza centri commerciali?
Le loro radici sono li, tra un Foot Locker e un Mediaworld, tra un Luxottica e le panchine di fronte Spizzico. Marty invece era affascinato da quel mondo, riesce ad adattarsi anche alla musica che ballano i propri genitori, suonando addirittura durante il ballo in cui si baceranno per la prima volta”
riflessione corretta, io nn amo i centri commerciali, ma nella riflessione il mio è un giudizio di parte, in quanto i miei anni 80 sono coincisi con la mia adolescenza, con i miei sogni, con la voglia di futuro, con il bramare l’arrivo del domani, con il rifiuto delle parole del Magnifico “chi vuole essere lieto sia, di doman nn c’è certezza”. Poi gli anni passano e cosa resterà degli anni 80, disse raf…ed allora un buon film ed una buona recensione su di esso mi porterebbero ascrivere ancora, ma sarà per un’altra volta
ps perdona la prosa stile marinettiano, ho scritto di volta ed a braccio, senza volutamente rileggere nulla, mettendo sulla pagina bianca quello che mi ha suscitato la tua recensione
beh….sono contento che ti sia piaciuta la recensione, ho letto con piacere le tue riflessioni…
Ho sempre sorriso guardando questa pellicola, per quasi 25 anni.
L’avrò visto centinaia di volte, da ragazzino, da teen ager, da figlio del grunge perduto….da trentenne…
Potrei citarti a memoria ogni battuta, descriverti ogni inquadratura
Pensavo di averne assorbito il succo…
…poi un giorno diventi papà, metti il DVD, guardi il film con occhi diversi….
possibile? e in testa vanno e vengono mille pensieri…e pensi al tuo passato, e guardi il tuo presente..e hai paura…paura..
la descrizione di un attimo
Questa recensione è stata scritta in pochissimo tempo, di getto…
E’ la mia preferita, mesi fa stavo iniziando ad odiarla, perchè ero consapevole che mai sarei riuscito a scriverne un’altra dello stesso livello…
era paura?
boh
nel frattempo ho continuato a scrivere
e mi sto divertendo un sacco
ciao