Fast Food Nation

29 03 2009

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Fast Food Nationè un film diretto da Richard Linklater, ispirato all’ omonimo best-seller scritto da Eric Schlosser, un libro inchiesta atroce e documentato sull’industria alimentare americana. Invece di realizzare un documentario, il regista realizza una fiction in cui si intrecciano le vite di diversi personaggi, con uno stile che ricorda i film di Robert Altman.
Il Sig Anderson, responsabile Marketing della catena di Fast Food Mickey’s, viene informato che la carne utilizzata per gli Hamburger del prodotto di punta della catena (il Big One) è risultata contaminata da un’elevata quantità di batteri fecali .
Gli viene cosi ordinato di andare a indagare direttamente in fabbrica. Si reca quindi a Cody, dove ha sede lo stabilimento che si occupa della macellazione dei bovini.
Anderson riesce a scoprire cosa si cela davvero dietro la preparazione del panino Big One, ma decide di tacere per non compromettere la sua carriera aziendale. Alla sua vicenda si alternano la storia di Amber, un’adolescente che lavora al Mickey’s di Cody per pagarsi gli studi e quella degli immigrati clandestini messicani, che finiscono per lavorare nel macello sotto-pagati, sfruttati, ricattati con la loro clandestinità, indispensabili perché pochi americani accetterebbero un simile lavoro.
I nastri dei macelli scorrono troppo veloci e i lavoratori non fanno in tempo a tirare fuori gli intestini decentemente, prima dell’inizio della lavorazione della carne. Spesso, le parti della bestia non vengano ben separate e gli intestini finiscano nello stesso tritacarne che prepara i suddetti hamburger.
Anche se viene definita dai biologi colibattere fecale, alla fine si tratta sempre di cacca.
In un geniale cameo Bruce Willis invita cinicamente ad accettare la realtà così com’ è: «Tutti noi dobbiamo abituarci a mangiare un po’ di merda».
Linkater ha girato il film in segreto e a bassissimo costo, per non attirare l’attenzione dell’industria alimentare. Nonostante questo tra gli altri interpreti del film ci sono: Patricia Arquette, Greg Kinnear, Ethan Hawke e Avril Lavigne.
Un film molto duro, la scena finale è terribile, ha suscitato reazioni molto vive, forse anche delle auto-promesse di cambiare la propria dieta alimentare. E’ stato girato nel 2006, anno in cui erano stati presi di mira i clandestini provenienti dal Messico, influenzando molto la stesura della sceneggiatura del film, che si sofferma molto sulle condizioni di questi lavoratori clandestini, costretti a subire umiliazioni, ricattati, le donne si devono piegare ai voleri dei “caporali” che possono decidere del loro futuro. Ma Fast Food Nationè il manifesto di una nazione che sta morendo per cattiva alimentazione. Come scrive William Reymond nel suo libro Toxic “L’Europa sta diventando obesa, come gli Stati Uniti Entro breve, il numero di morti per problemi legati al peso e alle malattie alimentari(deficienze renali, disturbi diabetici e attacchi di cuore) supererà quello imputabile all’alcol e al tabagism . Nonostante i grandi passi in avanti compiuti dalla medicina, l’aspettativa di vita delle prossime generazioni sarà decisamente inferiore rispetto alla nostra.
Quest’anno si è tenuto per la prima volta “L’Obesity day”, molti pensavano che l’Italia non sarebbe mai potuta diventare una nazione grassa come quella Americana. Ma l’apertura di molti centri commerciali e di cinema multisala, insieme all’introduzione massiccia della donna nel mondo del lavoro, ha avuto delle ripercussioni sulla cucina familiare e sulle abitudini alimentari dei giovani. Del resto se è la tv a farti da baby-sitter, che idea puoi avere riguardo l’alimentazione?
E’ una lotta impari quella che i genitori e la scuola devono combattere contro le grosse aziende di prodotti alimentari e le loro campagne pubblicitarie.
Nella nostra società, ormai, i vegetali rappresentano lentezza, monotonia, stupidità.
Basta pensare ad alcuni aggettivi negativi con cui a volte vengono apostrofate le persone: “Finocchio, Pera cotta, Carciofo”. Fino ad arrivare all’estremo. Di una persona in stato di morte celebrale si dice che è diventato un “vegetale”.
Nelle culture carnivore gli uomini sono convinti che mangiare carni rosse sia più mascolino e virile che nutrirsi di verdura, cereali e frutta. Spesso i vegetariani vengono accusati che possono permettersi di vivere alimentandosi con questa dieta “estrema” solo perchè non fanno dei lavori duri come il muratore o il taglialegna, perchè altrimenti sarebbe necessaria una “bella costata ai ferri”. Ma anche il mondo del lavoro è cambiato, molti fra coloro che lanciano queste accuse lavorano in ufficio per 8 ore davanti ad un pc e quando ritornano a casa vengono fortemente attratti dal divano, conducendo una vita totalmente sedentaria.
Per questo è necessario nutrirsi di tutte quelle proteine animali?
Film come Fast Food Nation aiutano a capire cosa si cela dietro il mondo dei fast food, è un’opera scomoda e difficilmente digeribile, proprio per questo va vista.





Raduno Nazionale Milano, 11 Aprile 2009

28 03 2009

Sabato 11 Aprile si terrà un raduno nazionale di speedcuber a Milano.
Il luogo del raduno è la ludoteca “La Casa dei giochi”, si trova a Milano in Via S.Uguzzone, 8.
Questo è il link del loro sito, qui potete trovare tutte le indicazioni per raggiungere la ludoteca. http://casadeigiochi.arsludendi.it/
Pranzeremo insieme in un ristorante/pizzeria  che si trova a pochi passi dalla ludoteca.
La mattina si terrà il concorso “Vota il miglior cubo”, dove tutti possono partecipare.
Faremo anche una ” Rubik’s Cube Marathon”,  proveremo a risolvere 100 cubi, dal 2×2x2 al 7×7x7.
Di pomeriggio invece  si terrà un contest nella categoria 3×3x3.
Tra i parteciperanti ci saranno anche Lorenzo Vigani Poli, Massimiliano Iovane, Filippo Brancaleoni e altri campioni italiani e detentori di record nazionali.
Vi aspettiamo
Ciao

Questo è il manifesto dell’evento.

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Mickey il guerriero

9 03 2009

Negli ultimi anni i film che hanno vinto il festival di Venezia non hanno avuto molto fortuna, non sarà certamente così per The Wrestler, che otterrà probabilmente almeno  2 Oscar. La storia potrebbe sembrare banale, priva di originalità.Randy “The Ram“ Robinson (Mickey Rourke) era una stella del Wrestling negli anni ’80, venti anni dopo sbarca il lunario con incontri in palestre delle periferia e lavorando come magazziniere nei week end. Vive in un sobborgo, una sorta di Trailer Park ed è un nostalgico degli anni ’80, lo testimoniano la sua capigliatura, il pupazzo del suo personaggio al culmine della carriera sul cruscotto dell’auto, la vecchia console, molto vintage, con cui gioca insieme ad un ragazzino al videogioco del wrestling e soprattutto la musica che ascolta e che lo esalta, i Quiet Riot , gli Scorpions, i primi Guns’n Roses. Infatti odia Kurt Cobain, colpevole di essere la “checca che ha rovinato tutto negli anni ’90 ”. E’ un uomo “fuori posto”, quando a causa di un infarto che lo colpisce nello spogliatoio dopo un incontro viene costretto dal medico ad abbandonare il wrestling, si ritrova ad essere totalmente solo. Inizia a corteggiare allora due donne, Cassidy (una sempre più splendida Marisa Tomei) spogliarellista non più apprezzata come un tempo e con 2 figli a carico, e Stephanie (Evan Rachel Wood) la figlia abbandonata tanti anni prima, tentando con quest’ultima una difficile riconciliazione .

Darren Aronofsky, giovane regista autore già di 2 capolavori Pi e Requiem for a Dream,

decide di abbandonare il suo stile, visionario e innovativo, per dedicarsi totalmente a Mickey Rourke, seguendolo passo dopo passo con la telecamera a mano , sin dalla prima inquadratura, svelandoci gradualmente il suo volto, le sue paure, la sua fragilità.

Ed è grazie ad Aronofsky che Mickey riesce finalmente a spiccare in volo fornendo una interpretazione da Oscar che vale da sola, per lui, un’intera carriera,  per noi, il prezzo del biglietto.The Wrestler non è la solita pellicola celebrativa dedicata a uno sport, non è neanche la classica favola sulle “seconde occasioni” e le rivincite dei “loser”.

Il film racconta l’altra America e manda a tappeto l’illusione del sogno americano e delle seconde possibilità, temi tanto decantati in pellicole come Rocky.

Quello che vediamo nel film è il wrestling di serie B, dove i lottatori mettono in scena dei combattimenti molto violenti, non adatti a chi ha lo stomaco debole, resi ancora più reali grazia alla regia di Aronofsky, con inquadrature quasi amatoriali, che non ricordano niente affatto gli incontri di Wrestling trasmessi in TV.

In uno degli incontri Randy “The Ram”  combatte fuori dal ring, tra la folla. Un suo fan gli passa la protesi della sua gamba, pregandolo di  colpire con questa l’avversario.

Ma è proprio tra quelle persone che The Ram si sente a casa propria , lottando per il suo pubblico, la sua vera e unica famiglia.

Per le musiche Aronofsky va sul sicuro e si affida nuovamente a Clint Mansell, già autore delle colonne sonore  per tutti i lavori precedenti del regista, che questa volta sacrifica un po’ del suo talento per lasciare spazio a tante Hit “metal” degli anni ’80.

Il finale dei film e fra i più belli visti negli ultimi anni, il nero che piomba improvvisamente nell’ultima scena viene gradualmente riempito dalla voce e dalla chitarra di Bruce Springsteen che ha scritto appositamente per il film una bellissima ballata. La voce del Boss riesce a commuovere ed emozionare quasi quanto il volto del Guerriero Mickey.

 The eighties fucking ruled, man, until that pussy Cobain came and fucked it all up. I’ll tell you somethin’, I hate the fuckin’ 90’s.

 thewrestler